PRO LOCO MONTELUPONE


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IL XIX SEC.

IL BORGO > STORIA

Più ancora che nei periodi precedenti, la storia di Montelupone si confonde con quella dello Stato Pontificio, in cui questo si trovava, seguendo i processi che portarono all'unità d' Italia.

Dopo il Congresso di Vienna, pur se generalmente ignorati dai manuali di storia, assume un certo rilievo il tentativo rivoluzionario marchigiano - romagnolo del 1817.

Il piano per la rivolta, per quanto riguarda la provincia di Macerata, era stato coordinato da Giacomo Papis, della vendita di Ancona, da cui dipendevano le vendite minori delle Marche.

Nel corso di una serie di riunioni segrete svoltesi tra il 1816 e il 1817, in particolare nel palazzo Basvecchi (poi Emiliani) a Montelupone, cittadini marchigiani e romagnoli predisposero un progetto per quella che avrebbe dovuto essere una rivolta in piena regola (la vicenda è ricordata da una lapide affissa sulla facciata dell'edificio al numero 1 di via Castelfidardo).

La riunione in cui si decisero tempi e modalità del moto rivoluzionario si tenne il 5 giugno del 1817, festa del Corpus Domini.

Secondo quanto confessò successivamente Sante Palmieri, l'obbiettivo era quello di creare una Repubblica Indipendente:

i congiurati, che erano 4/500 e che dovevano venire dai paesi limitrofi (Recanati, Filottrano, Montecassiano, Cingoli, S.Ginesio, Montolmo, Civitanova, Montelupone), avrebbero formato due punti centrali, uno nel collegio dei cosiddetti padri Barnabiti, e l'altro nei Cappuccini Vecchi a Macerata.

Fallito il tentativo di rivolta , anche perché la polizia era già a conoscenza del complotto ed aveva  predisposto le difese, numerosi furono gli arresti.

Ludovico Pochini fu il capo dei carbonari di Montelupone, arrestato venne condannato a morte.

Successivamente la pena fu cummutata nel carcere a vita e scontata nel forte di Castel Sant'Angelo.
Tornato a Montelupone, a seguito dell'amnistia del 1831, visse in povertà e fierezza di ideali riuscendo a vedere, prima di morire, la patria unita.

Nel 1860 le truppe dei generali francesi Lamoricière e De Pimodan da Roma, in marcia   per   arrestare l'avanzata delle truppe piemontesi guidate dal generale Cialdini, sostarono Montelupone il 17 settembre 1860 ( nel Palazzo Emiliani ), " prima di muovere all'ultima disfatta di Castelfidardo ", come ricorda una lapide affissa su Porta Ulpiana.

Nel corso dell'Ottocento, in un contesto quasi esclusivamente agricolo, l'attività economica di Montelupone si caratterizzava anche per la confezione casalinga di tessuti (destinati per lo più all'autoconsumo) che rappresentava un'importante fonte di lavoro per il popolo.

L'ospedale cittadino aveva 8 posti complessivi per una popolazione di 3.997 abitanti, con un medico, un chirurgo ed una ostetrica.

Si trattava di una struttura priva di locale da bagno, con letti senza materassi e cuscini di lana o di stracci di canapa, con vasi di creta per i cibi e di vetro per le bevande.

Da rilevare, anche, che nel 1832 fu costruito il muro del Cassero con uno scalino ove i fedeli potevano inginocchiarsi per pregare la Madonna di Loreto, mentre nel 1855 fu acquistato il suolo per costruire il cimitero comunale.

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