PRO LOCO MONTELUPONE


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IL XVII E XVIII SEC.

IL BORGO > STORIA


Sono quelli che vedono affermarsi al governo  dei comuni il  "ceto nobile " della Marca.

Gli organi di governo erano dati da un " Magistrato " (per lo più un gonfaloniere e tre priori), un consiglio di credenza e di cernita (composto da un numero limitato di membri), un consiglio generale ( più ampio del precedente ), un "segretario comunitativo " (più o meno l'odierno segretario comunale), un camerlengo (l'odierno economo - tesoriere).

Il Consiglio di credenza del nostro Comune era " misto ": cioè costituito da nobili in prevalenza o in proporzione non inferiore alla metà.

A Montelupone i nobili avevano in esclusiva uffici, cariche e magistrature particolari, al di là di quanto atteneva al magistrato e ai consigli generale di cernita.

Un ceto chiuso e separato che si distingueva dal resto della popolazione non solo per il tenore di vita, ma anche per la propria dimora che, in genere, è un vero palazzo:
ampio e a due - tre piani, oltre al pianoterra, non sempre accompagnato dal cortile o dal giardino, ma fornito di molti vani riservati ad uso di rappresentanza e posti al primo piano; nei piani superiori si trovava la cappella e l'oratorio privato.

Le più importanti famiglie che emergono in questo periodo sono quelle dei

Tomassini e dei Barbarossa ( poi, Tomassini - Barbarossa );
Aureli poi Pozzi ( sec. XVII );
Basvecchi  ( sec. XV );
Celsi ( sec. XVII );
Eleuteri ( sec. XVIII );
Garulli ( sec. XIV );
Pochini ( sec. XVII );
Santoni ( sec. XVIII );
Spina poi Borgianelli ( sec. XVII );
Terenzi ( sec. XVII );
Urbani ( sec. XVIII ).

Il Seicento e il Settecento furono secoli difficili, contrassegnati dal prevalere di quella casta di nobili  sopra richiamata, in cui la famiglia Tomassini occupava una posizione di rilievo.

Fu un periodo caratterizzato anche da profonde disuguaglianze sociali (esisteva già in paese l'ospedale dei poveri) e da numerose calamità naturali.

Il terremoto è quasi una costante: nel febbraio del 1703, in seguito a forti scosse di terremoto, si fa voto di fare,  per nove anni, il giorno della Purificazione, con preghiera solenne " sconoscendo " nello stesso periodo il Carnevale e vietando festini, maschere ed altre commemorazioni pubbliche che potevano dare scandalo e offesa a Dio.

Altri terremoti sono segnalati nell' aprile del 1741, nel novembre del 1762 nell'aprile del 1781.

Il 1763 e il 1764 sono considerati anni di grave carestia.

Il tre luglio del 1764 cadde un fulmine nella chiesa Collegiata, danneggiando il quadro di S. Pietro e Paolo.

Nel 1751, 1760 e 1761 ci furono spaventosissime grandinate.

Non mancarono, inoltre, truppe di armati che passarono sul territorio comunale, anche se non procurarono fastidi:

il 3 aprile del 1743 venne in paese un' armata alemanna (tedesca) di circa 800 soldati che vi restò fino all'inizio di maggio, costretta alla fuga da truppe spagnole che la inseguivano.

Nel 1782, secondo quanto si legge in un manoscritto, la comunità di Montelupone risulta governata da trentasei consiglieri divisi in tre gradi: dodici  gonfalonieri, altrettanti credenzieri ed altrettanti terzi priori i quali, nel proprio Palazzo Priorale, alternativamente in ogni bimestre amministrano i pubblici affari per mezzo di un gonfaloniere, un credenziere ed un terzo priore; nelle pubbliche funzioni vestono con giubboni di damasco negro.

"Ha la medesima comunità il Medico, il Segretario, il Maestro di Scuola, il Chirurgo, il Sindaco, il Famiglio o Servo Comunale che è anche Trombetta (il trombettiere dei reparti militari  che anticamente aveva anche funzione di banditore, n.d.a.) ed altri servi inferiori con decenti appannaggi".

Da documenti esistenti sappiamo che nel 1778 fu costruito  (da Giuseppe Gualtieri) il nuovo orologio, che ci furono disordini in paese perché i magistrati non avevano indossato abiti neri, che fu sistemato il tetto del pubblico palazzo, che erano frequenti gli abusi nel chiedere polli, uova ed altro ai contadini.

Alla fine del Settecento, negli anni 1795 - 1796, furono rifatte tutte le strade del paese.

Nel 1799 all'arrivo delle truppe francesi, la famiglia di Monaldo Leopardi trovò momentaneamente riparo a Montelupone, come racconta il Monaldo nella sua autobiografia

" Nel giorno 17 (di giugno) mandai la mia Famiglia in una casa rurale nel territorio di Montelupone, e non potendo seguirla perché mia moglie era vicina al parto, mi annicchiai con essa in una casa colonica non molto lungi dalla Città. Mio Fratello e il Zio Pietro vennero con me.
Quei giorni furono in Recanati giorni di anarchia, e di orrore ".



         

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