PRO LOCO MONTELUPONE


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SAN FIRMANO

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Fu la paura dell'anno Mille (quando i fedeli abbienti erano soliti far donazioni e concessioni alle Chiese in vista di una presupposta fine del mondo, secondo quanto scritto nell'Apocalisse di San Giovanni), ad indurre una pia signora della famiglia Grimaldi (i conti di Lornano) a far erigere nel 980 circa il monastero benedettino di San Firmano.

La Chiesa, però, sarebbe esistita già prima: secondo il Vogel, in origine si chiamava Chiesa di San Giovanni Evangelista e, poi, Chiesa di San Benedetto.

Secondo la biografia di San Firmano tracciata dall'abate Teodorico (1002), che gli successe alla guida dell'abbazia, Firmano ordinato sacerdote da un vescovo simoniaco, fu scelto dalla famiglia Grimaldi (nel 986) per dirigere il cenobio di Montelupone. San Firmano diresse l'Abbazia fino al 992, anno della sua morte.

Secondo quanto riferisce Pompeo Giachini, si sa che il monastero ebbe una durata di 480 anni, e cioè dal 980 al 1468.

Nel 1028 già esisteva un Ministerium Sancti Firmani, vale a dire un'amministrazione civile e politica che faceva capo all'abate del monastero di San Firmano, che ebbe un periodo fiorente tra l'XI e il XIII secolo, quando ospitava più di venti monaci.

Nel 1248, le truppe ghibelline di Roberto di Castiglione, vicario dell'imperatore Federico II di Svevia nelle Marche, sconfissero nei pressi di Osimo quelle di Marcellino, vescovo di Arezzo, che aveva avuto il sostegno dei monaci dell'abbazia di San Firmano.

Un appoggio che i benedettini pagarono caro, in quanto  il Monastero fu messo a ferro e fuoco da parte dei ghibellini : furono distrutti, tra l'altro, 2 mulini, 9 carri, 12 vomeri, 30 alveari, 3 campane, 12 case, 4 paia di presse.

Qualche anno dopo, però, i benedettini si riorganizzarono e ricostruirono l'abbazia a partire dalla Chiesa, e fu in questa occasione, nel 1256, che venne ritrovato il corpo di
San Firmano.

Dal 1469, essendo superstiti solo quattro monaci, l'abbazia fu affidata, fino al 1775, a diversi cardinali commendatari.

Delle proprietà del convento abbaziale oggi rimane solo la Chiesa.

Lo stile architettonico della Chiesa è sostanzialmente romanico, pur se non mancano elementi gotici portati dalla ricostruzione del XIII secolo.

La Chiesa ha un impianto basilicale a tre navate, ciascuna conclusa da un'abside semicircolare.
Dodici pilastri sostengono archi a tutto sesto.
I pilastri che reggono gli archi della parete a destra sono rettangolari, quelli a sinistra semirotondi; quelli della navata centrale sono tutti quadrangolari.

La navata centrale è più alta di quelle laterali, e presenta cinque finestre a feritoia sulla destra e due sulla sinistra. Le navate laterali sono prive di fonte luminosa autonoma.

Imponente è la scalinata che conduce al Presbiterio (17 gradini) la cui anomala sopraelevazione è da porre in relazione con la costruzione della cripta in cui riporre le spoglie di San Firmano.

Sul piano rialzato notevole l'affresco del quattrocento che raffigura la Madonna con il Bambino rivolto verso San Firmano e, di fronte a questo, San Sebastiano.

Al centro si trova la tomba della famiglia Galantara; ai lati ci sono due piccole urne, in una delle quali si conservano i resti del conte Giovanni Galantara mentre nell'altra i resti della contessa Laura Galantara.

La cripta dell'abbazia di San Firmano sicuramente non esisteva nella chiesa originaria e fu costruita come luogo che si prestasse ad una decorosa sepoltura del Santo e alla venerazione dei fedeli.

Il sistema portante è di impianto compiutamente gotico e rimanda con evidenza alla data di seconda edificazione ( il 1256 ).

La cripta, cui si accede per due rampe, consta di cinque navate di diversa ampiezza e funzione.

All'interno un altare con la statua di San Firmano che sarebbe opera dei fratelli della Robbia ( 1400 circa).

L'altorilievo sulla lunetta del portale dell'Abbazia risulta ricavato dal dorso di una statua di marmo romana.

L'opera rappresenta due scene  distinte che comprendono in tutto cinque figure : da una parte sta il Crocifisso, la Vergine con il Bambino ed un piccolo monaco ( probabilmente San Firmano ); dall'altra, invece, due figure ai piedi della croce (la Madonna e San Giovanni Evangelista).

Sopra la lunetta c'è un rapace che afferra con gli artigli un felino : si tratta forse del simbolo dell'Evangelista Giovanni, al quale era dedicata in origine la Chiesa, oppure rappresenta la vittoria del Bene sul Male, considerato che il felino è simbolo del peccato e della morte.


 

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